Il Gabbiano – Anton Čechov

Il Gabbiano

Titolo:
Autore: Anton Čechov
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: III Edizione – Gennaio 1997
Prima assoluta: 17 ottobre 1896
Pagine: 81

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Trama

Konstantin Treplev è un ambizioso drammaturgo che, approfittando dell’ospitalità di suo zio Sorin presso la villa di al lago, allestisce uno . Protagonista dell’opera è Nina, donna di cui è innamorato, ma non corrisposto. Durante la rappresentazione, Irina Arkadina, attrice di fama nonché madre di Treplev, critica aspramente la pièce provocando lo sdegno di suo figlio che decide di interrompere la messa in scena. Ad aumentare il rammarico del giovane l’ammirazione di Nina per un altro ospite di Sorin, lo scrittore esordiente Trigorin. Questi, approfittando della smania di diventare attrice della ragazza, la porta con sé a Mosca, la rende madre di un bambino, che perde la pochi giorni dopo la nascita, e infine l’abbandona. Due anni dopo, Konstantin, ormai famoso, riceve la visita della sua amata, ma quando scopre che l’intento della donna è quello di rivedere Trigorin, nel frattempo diventato amante di Irina, si suicida.

Recensione

Il tema portante de “Il Gabbiano” ritorna in tutti i successivi lavori teatrali di Čechov: la tragedia di una vita delusa e inutile, personaggi privi di carattere, senza volontà e vinti, già in partenza, dalla fatalità. È questa la rappresentazione di una società di illusi, in preda ai propri tormenti, alle proprie pene, i quali, più che discutere fra loro, ripetono, pedissequamente, la propria idea fissa, la propria angoscia e la propria sconfitta. Tra incomprensioni e gelosie, amori più o meno corrisposti e delusioni, emergono e vengono sviluppate profonde analisi, atemporali, riguardanti la condizione umana. Aspirazioni, insuccessi, conflitti familiari, rappresentano tutto il dolore del grande drammaturgo russo di cui l’opera, per certi aspetti, può essere considerata, biografia. Il e la passione per l’arte, che accomunano i personaggi dell’opera, sono, infine, i simboli del successo o fallimento che trovano nel gabbiano la metafora della libertà dell’artista. Capolavoro!

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