Il giardino dei ciliegi – Anton Čechov

Il giardino dei ciliegi

Titolo:
Autore: Anton Čechov
Editore: Garzanti
Data pubblicazione: XVIII edizione – novembre 2020
Prima assoluta: Teatro d’Arte di Mosca 17 gennaio 1904
Pagine: 63

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Trama
Ljubov’ Andreevna Ranevskaja dopo cinque anni vissuti a Parigi con la figlia Anja torna in patria nella sua residenza di campagna che, a causa di ingenti debiti, è stata messa all’asta. L’idea che la proprietà venga venduta affligge Ljuba (diminutivo di Ljubov’), perché la considera parte fondamentale della sua , vero e proprio cassetto dei ricordi legati ad infanzia e gioventù. La donna, però, non riesce a trovare una soluzione per porre fine al problema. L’unico che cerca di consigliarla sul da farsi è il neo borghese Lopachin, ma la soluzione da lui proposta, lottizzare e dare in fitto casa e annesso giardino, non convince l’aristocratica. Il giorno dell’asta Ljuba dà una festa durante la quale viene a sapere che la casa è stata acquistata dallo stesso Lopachin. Il mercante riesce così ad entrare in possesso del bene dove suo padre e suo nonno avevano lavorato come servi. Il si chiude con la partenza della Andreevič dalla casa, mentre si odono in lontananza i colpi d’ascia che abbattono il giardino dei ciliegi.

Recensione
Il giardino dei ciliegi è un dramma in quattro atti scritto da Čechov tra il 1903 e il 1904. L’abolizione della servitù della gleba del 1861, e i cambiamenti sociali che ne scaturirono, rappresentano i temi portanti di questo lavoro. Il testo, infatti, è ricco di spunti di riflessione legati alla decadenza dell’aristocrazia russa e alla contemporanea ascesa della neonata classe dei servi emancipati. L’opera ruota tutta intorno al giardino dei ciliegi e alla casa annessa, simboli dei ricordi e degli affetti della famiglia Andreevič. Luoghi che rappresentano la metafora di un passato destinato a scomparire, a cui tutti sono legati visceralmente, ma che nessuno di loro riesce a “salvare” da un triste destino. Ljuba, il fratello, le figlie, non trovano il di agire, intervenire, anche con proposte impopolari, generando, in questo modo, un immobilismo fatale alla proprietà. La voglia di preservare i ricordi dei propri cari, infatti, genera debolezza e incapacità nei protagonisti nell’affrontare la vita e prendere delle decisoni. Questo porta ad un’inevitabile declino e rassegnazione di fronte all’avanzata di una nuova classe sociale animata da intraprendenza e voglia di riscatto. Solo la giovane Anja riesce a vedere nella distruzione del giardino un’ancora di salvezza, non la deriva famigliare, ma l’inizio di una nuova vita.

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